Briciole

Briciola Num. 8

Italia, Bari – Casa, studio, Scrivendo di Santiago, Roncisvalle. – 11/11/2016 – 23:50

Grande edificio, adiacente alla chiesa, è l’ostello dei pellegrini. Da un piccolo arco si accede al paese, se così si lo si vuol chiamare, una strada, e due bar – ristorante, uno fronte l’altro. Entro nell’accoglienza dell’ostello, e sono subito immerso nel suo caos di odore di terra e calzini maleodoranti, mille lingue e centinaia di pellegrini zoppicanti con fasce varie ai piedi, sembrava di essere in un ospedale, ma un ospedale sereno e felice. Erano tutti sereni lì, pervasi da un’aurea di rilassatezza e felicità, che solo la profonda stanchezza, l’umanità incontrata e la natura con i suoi odori, può dare. Mi presento, credenziale del pellegrino alla mano, mi osservano, sono timido, non so che fare, sono spaesato, secondo timbro, e mi indicano la stanza dove lasciare le scarpe, facendomi camminare scalzo per evitare di lasciare tracce di terra all’interno. Poso le mie scarpe da mountain bike, (assolutamente inadatte a camminare) sugli scaffali, accanto ad una miriade di scarponi tecnici, e mi consegnano un foglietto, con su piano e numero branda dove poter dormire, assieme al buono pasto per la cena, quanto cazzo mi manca. Cerco la mia branda e ritrovo il texano dell’ostello precedente, ci salutiamo con un ampio sorriso, poi un cinese e una ragazzina con pantaloni misti fra stile hippy e contadini, e maglietta tre taglie più grande, nera, per il suo esile corpo, e cappello di paglia in testa. Faccio le mie cose, la doccia più bella della mia vita, dopo i primi 27 km fra terra e fango, sistemo lo zaino, e chiamo casa. Al termine della chiamata, “Ma sei italiano!!!!” –“ Si, anche tu?” – “Finalmenteee! Posso parlare in italiano!!!” e ci abbracciamo, felici e solidali. Ci presentiamo, lei è Maria, piccola bimba di 19 anni, appena diplomata, e venuta qui per vivere la sua avventura, lontana dal suo paese, situato nel nulla fra le campagne della Basilicata, con poco più di 2000 anime. Qualche chiacchiera e poi tutti felici ci salutiamo, lei doccia, io panchina fuori, facendo asciugare i miei panni e leggendo Buk. Cena, con al tavolo tutto il mondo ed ogni lingua possibile ed immaginabile, e torno i albergue. Ritrovo Maria e dopo tanto parlare andiamo nelle nostre rispettive brande.. Un concerto.. un vero cazzo di concerto, trombe, tromboni, tamburi, contrabassi.. E il più rumoroso era proprio nel nostro gruppo di quattro letti, il cinese.. faceva ogni tipo di rumore ed odore immaginabile, muovendosi di continuo, e dormendo anche seduto.. vedevo la povera Maria, sopra di lui nel letto a castello che scalciava per farlo smettere, sbuffava, si rivoltava, si dimenava.. poi tutta incazzata scende, coperte sulle spalle e va via..! Dopo poco la raggiungo e la trovo fuori dalla camerata, su una sedia vicino ad una finestra.. E prendemmo a parlare, tanto.. due anime sole, in piena notte, appartenenti a due mondi diversi e circondati da una miriade di russatori di ogni dove, ma lì, ad aspettare il sonno, in mezzo al nulla! Ai piedi dei Pirenei. Fu una grande serata.

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