Briciole

Briciola Num. 24

Casa, riflessioni, dopo il film Tracks – Attraverso il deserto di John Curran – 16/08/2017

Alessandro Baricco, senz’altro, sarà passato da Finisterre, prima di aver scritto Oceano Mare. E se non l’ha fatto, senza volerlo, ha scritto di quel luogo, senza esserci mai stato. Dovrebbe saperlo.La locanda Almayer, deve essere per forza lì, fra quelle scogliere, alla fine del mondo. È impensabile non avere l’istinto di cercarla, mentre si passeggia, leggeri, verso quel faro. Ti stupisci quasi, di non scorgere Plasson, che dipinge la sua tela, a Mar De Fora. Sei sicuro, di doverlo vedere, da un momento all’altro, al tramonto magari. Elisewine, poi, con la sua estrema delicatezza, l’avrebbe affrontata, finalmente, quella sua magica vita, lì, su quelle onde. E quel baule di lettere, sì, è ancora stipato lì, da qualche parte, in qualche soffitta. Mentre, la lettera di Ann ad Andrè, svolazza, soffice e vorticosamente, assieme a quei gabbiani.Alessandro Baricco, ora lo so, è stato a Finisterre, e se non vi è stato, è stato ugualmente lì.Questa sera, forse ho capito il senso del viaggiare soli, dello stare soli, in mezzo al nulla, come sul cammino di Santiago.Uno dei sensi almeno.Incominciai a capire questo meccanismo già cinque anni fa forse, quando incominciai a camminare, a fare lunghe camminata da casa mia verso il lungomare, di domenica mattina, e poi percorrermelo tutto. E per strada, istintivamente spegnevo il cellulare, perché avevo l’abitudine di controllarlo di continuo, in quel periodo sperando in un messaggio da parte di Sofia. Lo spensi, in modo da privarmi dell’aspettativa, sempre poi delusa. Ci manca così terribilmente tanto qualcuno o qualcosa, o magari la vita che avremmo voluto fare, che passiamo anni nel ricercarlo nel volto di un qualunque altro, o nel nostro contesto. Ma rimaniamo sempre irrimediabilmente e terribilmente delusi. Ma la speranza rimane accesa. E magari inconsciamente, la mente per proteggerci, ci fa allontanare da tutto e tutti, per privarci finalmente dell’istinto di cercare e dell’illusione di ritrovare quella persona, quell’abbraccio, quella situazione, negli occhi di qualcun altro, nel mondo in cui viviamo. Non c’è, non c’è più. Punto.Era bello chiamarsi “cuccioli”.

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