Briciole

Briciola num. 6

Francia – Sain Jean Piede De Porte – ostello Gite Azkoira – 14/07/2016 – 18:43

Conchiglia presa!Tappa ultra stancante, 70 km di salite, montagne, fiumi, risalendo e costeggiando la Nieve. Ad un certo punto ho trovato finalmente dell’ombra sulla rientranza di una strada statale e mi sono steso lì a terra, appoggiato allo zaino, sfinito! È stato emozionante vedere lo sguardo della gente che mi osservava preoccupata, nel capire se stavo bene o ero stato vittima di qualche incidente, e sbalzato lì! Sorridevo facendo un cenno di saluto con la mano! Nel mentre ho aiutato dei ciclisti, prestandogli la mia pompa, non senza prima aver avuto difficolta linguistiche dato che loro inizialmente mi hanno gridato dietro “Italiano, pompa, pompa!!” e io come uno stupido pensavo che era un loro modo di dire, simile al nostro, per incitarmi ad andare avanti e più veloce, invece avevano una gomma a terra! Alla fine mi hanno ringraziato facendomi bere dalla loro borraccia, dato che ero rimasto a secco! Dopo poco ho gridato per la mia prima volta “ULTREYA” a due pellegrini a piedi!! Sono nell’ostello ora, sul tavolo del terrazzino e sono un bel pò stanco!! Primo timbro fatto.

01/03/2017 – 10:23 Casa, tavolo studio

Appena entrato in questo paese, sono stato immerso da subito, nell’atmosfera del cammino. In periferia bancarelle e locali inneggianti ad esso. Appena varcato la porta medievale che porta al centro storico, vari pellegrini, già sporchi, maleodoranti e barbuti, si trascinavano per le vie.. Li guardavo divertito e beffardo, nella mia bella tenuta da ciclismo pulita, senza immaginare, che poi avrei amato totalmente, ritrovarmi così, nei loro panni, sporco e maleodorante. In un locale, vedo radunati vari pellegrini in fila, e inauguro lì, la mia credenziale, la carta del pellegrino, con il suo primo timbro. Da altre porte socchiuse, gruppi di gente che cantano strane canzoni, in qualsiasi lingua, vagamente religiose. Sembrano inni di incoraggiamento. Vado in cerca dell’ostello, per lasciare anche la bici, e nel box al suo interno, mentre la metto al sicuro, con le tre catene portate, faccio conoscenza di Paulo, ragazzo brasiliano, pellegrino come me, in bici. Una bella e lunga chiacchierata. Ci ritroviamo nella stessa stanza in ostello, con un americano e un altro dall’aspetto orientale. Ci diamo appuntamento all’indomani mattina per iniziare a pedalare assieme, ma non ci rivedremo mai più. La sera, preso un po’ dalla tristezza, probabilmente dovuta soprattutto alla stanchezza del corpo, vado in giro passeggiando nel paese. Compro delle patatine e una Crest da mezzo litro, deciso ad ubriacarmi un po’, e cominciando a calarmi nella parte del barbone mi appoggio su un muretto, e la consumo lì, in compagnia di qualche sigaretta e il mio diario, stando attento a non gettare per terra le cicche, per non violentare, quel posto stupendo, di pace. Non trovavo sonno, riscendo e trovo l’unico locale, dove sembrano facciano qualcosa di commestibile, una pizzeria. Solo dopo scopro, che la fanno tipo piadina, ovvero con la base già pronta, cotta e stesa, e condendola in base alle richieste del cliente. Butto giù la pizza peggiore della mia vita, e dopo un’altra sigaretta sul terrazzino dell’ostello, torno a dormire.

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