Briciole

Briciola Num. 12

09/04/2017 – 21:58 Scrivania studio, scrivendo di Santiago 2016

Non usavamo più mappe, non guardavamo più nessuna guida. Senza più pensare a dove fossimo diretti, a quale fosse il paese successivo.. Noi eravamo fermi, e la strada scorreva sotto i nostri piedi, come un bellissimo film. Anzi, come la più bella delle realtà! Erano le 18 circa, e ci trovammo nella scelta di proseguire fino al prossimo paese o rimanere nel paese dove eravamo..

Proseguimmo, ma colti dall’eccessiva stanchezza e dal calar del sole, passammo la notte in un campo di fieno! Ci scegliemmo prima un bel posticino, al riparo da una grande balla di fieno rettangolare, come si usano lì, che lei chiamava “wafer”! Mi guardai attorno, era un buon punto, nascosti dal fieno e abbastanza in alto per poter tenere sotto controllo la zona. Iniziammo a fare la rassegna di ciò che avevamo e quanta acqua potevamo usare, ci lavammo con la solita borraccia della bici, stendemmo il suo plaid color militare e su di esso il mio sacco a pelo. Sembrava quasi giorno per l’immensa luna piena che ci avvolgeva. Non ero mai stato di notte, in mezzo al nulla, sotto il cielo stellato, ma con la luna piena.. è davvero incredibile quanto illumina! Si vedeva tutto! In piena notte! Per davvero! Ci dividemmo le armi per possibili animali o altro, fra un misto di gioco e paura effettiva, stando lì soli, in mezzo al nulla. Feci scegliere prima lei, e prese il bastone da trekking, io il coltello!Arrivarono le 23 circa, quando stavamo finalmente per addormentarci, esausti, quando sentimmo dei forti rumori in lontananza! Degli immensi trattori che prelevavano le balle di fieno! Sembrava talmente assurdo e surreale a quell’ora! Speravamo stessero finendo, quando dopo un bel po’ vediamo che a tutta velocità, vengono nella nostra direzione, dove noi eravamo nascosti in una delle ultime balle rimaste! In tutta fretta, prima di esser arcionati dal braccio del trattore, facciamo fagotto con il plaid, raccogliamo il tutto compreso di bici, issandomela sulla spalla, avendo già messo il lucchetto alle ruote, e affondando nel terreno umido, scappiamo via di lì. Non prima di esser scivolato, sprofondando e crollando con la bici e lo zaino sopra di me, nel canale (che col buio non sembrava così profondo) di irrigazione che separava quel campo, da un altro incolto, dove ci adagiammo poi!! Riuscimmo a dormire, per un tre ore circa, abbracciati, infreddoliti ma felici. Sereni. In pace.La mattina dopo, andammo al primo bar a fare colazione.. tostadas y cafè con leche.

“Mari io vado, proseguo da solo.”

“Come ‘vai’?, dove vai?”

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