Briciola Num. 14
Scrivendo di Santiago 2016 – 09/04/2017 – 21:58
Non toccavamo più il telefono, la fotocamera, nulla. Il cammino è fatto così, ti fa tornare alle origini se glielo permetti.. incominci ad amare l’odore della merda di mucca, sparsa un po’ ovunque, il tuo sudore che non è più puzza ma odore umano, e la pelle annerita dal terreno e dal sole. Apprezzi l’esser uomo, nei propri bisogni primari, ripudi ogni cosa che è di troppo. Cominci a fare ciò che non ti aspetti..

Piangi, su una distesa di pietre, messe l’una sull’altra.. piccolo cimitero di sogni infranti o mai sognati, distesa di lettere, sotto queste pietre, lette da tutti ma forse mai dalla persona giusta, in ogni lingua, in ogni idioma. Foto di madri, padri, bimbi.. ognuno ha il suo eroe.. il tutto immerso nell’unico suono del fruscio delle foglie al vento e dei tuoi passi.. lenti, decisi.. decisi a scandire il tuo tempo lì, al mondo, senza più paura, senza più avere quella odiosa sensazione di stare a sprecarlo quel tempo. Uno dei luoghi più sacri e pieni d’anima che abbia mai visto..O ridi.. ti trovi davanti a te, dal nulla, una radura, immersa nella foresta, con migliaia di sassi, disposti in maniera tale da formare una gigantesca spirale bianca. Sei così sereno, così aperto, così vicino alla terra e a te stesso, che la cosa più naturale e spontanea che ti viene da fare è entrarci in quella spirale. Con educazione e gentilezza, senza saltare alcuna spira. Entrarci dall’esterno, e starci una decina di minuti, seguendo il suo corso, girando sempre intorno, fino ad arrivare al suo centro. Guardarlo fisso ma avere la sensazione di camminare sempre in tondo senza arrivarci mai. Avere un sorriso da perfetto ebete e imbecille sul viso, totalmente sereno e in sintonia col mondo intero e i suoi odori. Guardare gli altri viandanti come te che ti passano vicino, senza aver la paura di esser giudicati, perché loro ti comprendono. Loro sanno esattamente cosa provi e cosa stai facendo. È tutto totalmente sensato in quel momento. Stavamo entrambi facendo esattamente ciò che andava fatto. Potere della scrittura, che ti induce in uno stato quasi di trans, e ti catapulta esattamente lì, a girare con loro. Poi ti squilla il telefono, ti distrai un attimo, e torni al presente. E quella spirale, incomincia a mancarti maledettamente tanto. Stringendoti il cuore, con dita di ghiaccio.

Vivi così tanto, come non fai da una vita fa, che senti l’impellente bisogno di imprimere ancora di più dentro di te e su di te quei momenti, quelle infinite ore di natura e sudore. Ci stendemmo sull’erba, rendendoci poi conto della distesa di merda di pecora sottostante, piccole perle nere profumate per noi. La schiena su di un grande lussureggiante albero. E ridemmo, ridemmo un sacco, di come ormai non ci faceva più “schifo” la merda, ma di come ormai sapevamo fosse più pulita e profumata di una qualsiasi strada di città!Scegliemmo il punto, l’interno dell’avambraccio sinistro, all’altezza della piegatura del gomito. Aveva paura a farmi male, avevo terrore a farle del male, ma era anche quello, che volevamo. Con le mie dita, premetti sulle sue affinché la piccola bruciatura rimanesse indelebile su me, sulla mia carne cruda. Lo stesso feci io su di lei, contraendo il suo delicato viso in una smorfia di dolore. Lo decidemmo assieme, e fieri, portavamo quella ustione, a vista, come un marchio di battaglia. Controllavamo di continuo le nostre due identiche ferite, sperando che avessimo fatto un buon lavoro, che rimanessero per sempre, e baciandocele a vicenda, per consolarci da quel piccolo dolore. Consci e fieri di aver su di sé un segno indelebile, che ci ricordasse di quelle emozioni uniche vissute lì, di quella connessione che avevamo finalmente scoperto e stabilito con la natura, e cosa importa davvero nella vita.Per cosa vale la pena vivere, come vale la pena vivere.Per restare Umani.Per ricordarsi di vivere e non sopravvivere.



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