Briciole

Briciola Num. 35

26/12/17 – 10:31 Tavolino Bar Santa Clara, Cuba.
Italia VS Cuba 0 – 1 Ormai sono uno di loro. Stamane mi sono svegliato sul pavimento della casa di Aleida con lei accanto, alle mie spalle una sua zia, sul divano il fratello con la moglie e in un tiretto aperto di una cassettiera, un bimbo. Dalle finestre semi aperte, filtrava un caldo afoso ed il suono degli zoccoli di cavallo, che trainavano carrozze. Ai miei capelli una treccia come si usa qui, fatta da loro, dopo una pazza nottata sul loro terrazzo, in venti, a ballare e bere Rum, e una canottiera molto smanicata bianca che mi hanno regalato.. hanno notato che ormai anche se le lavo, le macchie, sulle mie uniche due magliette, per un mese di viaggio qui, non vanno più via. E camminando così, per strada, infradito ai piedi, ormai non mi chiedono più passaggi in taxi o altro, non credono più sia un turista, mi scambiandomi per uno di loro. Ed in effetti sono uno di loro!! Ho vinto! Tre giorni fa, a Remedios, alle 18 è iniziata la guerriglia! In questa festa sono pazzi, ma pazzi davvero!! Una piazza dove ai 4 angoli, c’è un carro allegorico, uno per ogni fazione. Dalle 18, per 4 volte con cadenza di quattro ore, scoppia la guerra! Oltre una rete metallica, che dovrebbe proteggere i visitatori, ma effettivamente non lo fa, fanno esplodere infiniti petardi, fuochi d’artificio, bombe. Per mezz’ora circa cadevano dal cielo pezzi di legno infuocati, residui di fuochi, fumo ovunque tanto da non riuscire a respirare, persone che fuggivano da piccoli razzi che prendevano una direzione sbagliata ed esplodevano fra la gente, l’asfalto, colmo e dico colmo di bottiglie di rum, legno, cenere, bicchieri e residui di ogni sorta. Una vera pioggia dal cielo di cenere e pezzi legno, musica salsa a tutto volume e gente che ballava. Il delirio!! Ma cazzo quanta adrenalina c’era in corpo!!! Quanto cazzo ci si sente vivi, quando si eliminano le barriere del senso civico..! Il livello di pazzia ha raggiunto un livello maggiore quando ho visto un ragazzo accendere una Molotov, che usavano per innescare i petardi. Qui, in questa festa non c’è alcun senso di sicurezza e responsabilità! E di ambulanze ed estintori, nemmeno l’ombra. Son fuori di testa davvero! Dopo la prima guerra, sono arrivati gli italiani conosciuti qualche giorno fa, con altre due coppie sempre compatrioti. Ci godiamo la festa consumando 2 bottiglie di RUM. Alle 22 seconda guerra. Per descrivere l’entità della pericolosità, vi basti sapere che nel mezzo dei botti, al termine mi sono ritrovato a correre verso una torcia umana. Un ragazzo che aveva i vestiti in fiamme..! E senza falsa modestia, son stato l’unico che correva nella direzione opposta alla folla che scappava, per aiutarlo a spegnere il fuoco da dosso e a levarsi i pantaloni. Con le mani battevo sulle sue gambe per cercare di spegnere le fiamme. Non sto esagerando. Però è stato bello, dopo, scoprire questo lato di me. Ero ubriaco e nel mentre esplodevano i fuochi, hanno perso il controllo della situazione. Sono esplosi in terra una serie di fuochi, facendo una grossa fiammata. Una vera esplosione. In un istante, per la prima volta nella mia vita ho scoperto di avere l’istinto di agire ed intervenire per fare la mia parte. Senza esitazione. Mezzo ubriaco, un istante dopo l’esplosione, sono tornato di colpo lucido, tutti scappavano lontano dalla rete, ho gridato ai due milanesi di venire con me per vedere se qualcuno aveva bisogno d’aiuto, ma mi hanno gridato contro “Che cazzo fai mica sei un medico!” In ogni modo, dopo qualche secondo, sono andato verso quel ragazzo in fiamme. Calmatasi la situazione, sono tornato nel luogo vicino l’esplosione, per capire cosa fosse successo. A terra varie scarpe bruciate e residui di vestiti e pantaloni, di cui rimaneva sì e no solo la cinta. Solo dopo un giorno ho compreso l’entità della tragedia e quanto ho rischiato, quando Marlene dall’Italia mi ha chiesto come stessi perché ha sentito dell’incidente dall’Italia, 40 feriti e un paio di morti dice. Beh direi che la mia prima impressione alla prima batteria del pomeriggio, non era affatto esagerata. Credo che l’incidente sia stato causato dal modo assurdo di come accendono i fuochi, con delle Molotov. Come se niente fosse, dopo poco hanno continuato a sparare. Allontanandoci dalla piazza, abbiamo proseguito la nostra serata, lascio il mio zaino in una casa particular, dove ero stato il giorno prima, dando per scontato che gli italiani sarebbero rimasti lì alla festa fino a tardi, e quindi magari avremmo dormito tutti assieme per strada la notte. Prendiamo anche accordo sul passare la mattina a Caibarién, dove alloggiavano, sulla spiaggia e poi con i due italiani andare il giorno dopo, a Santiago col bus passando 4 giorni assieme e andando anche assieme sulla Sierra Maestra. Sul più bello, alle 23:30 dicono che vogliono tornare al loro alloggio. Quindi la prospettiva era rimanere solo per strada, a Remedios, per la notte, non avendo prenotato nulla, come d’accordo con gli italiani. Chiedo loro se possono ospitarmi nelle loro case, ma nulla, dicono che il proprietario è un tipo “severo”. Chiedo se almeno posso rimanere fuori, da loro, non so, in giardino. Ma nulla. Partono via, con la prima motoretta. Sei italiani, con tre case particular diverse affitate, con cui ho condiviso tutta la sera e con cui due in particolare, ci ho già dormito già assieme giorni fa, non trovano l’iniziativa e il modo di darmi una mano giusto per qualche ora fino a quando sorge il sole. Afflitto dallo sconcertante senso di non solidarietà, tipico spesso del nostro paese, prendo lo zaino e continuo a camminare a notte inoltrata per Remedios, del quale ormai conosco ogni suo angolo. La scelta che rimaneva era aspettare fino alla mattina, magari dormendo nella stazione dei bus, per poi prendere la prima linea delle 7 per Santa Clara e tornare da Aleida e passare il Natale con loro. Sempre per la questione che la vita è fatta dalla capacità di ognuno di noi di saper cogliere le occasioni, e che le coincidenze non esistono, vedo un taxi con delle persone all’interno. “Desculpa, donde vas?” e mi dice “Santa Clara!” All’una di notte, balzo al suo interno per soli 2 pesos cubani, e nel suo sedile traballante scrivo a Aleida se posso andare da loro a passare la notte. 6 italiani, lontani 10000 km dal proprio paese, con zaini colmi di soldi e 3 stanze già prenotate non hanno trovato il modo di dare un mano ad un loro compatriota. In una via di Santa Clara, buia e isolata, una bella ragazza di colore con cui a malapena riusciamo a capirci e di un mondo e vita differente, alle tre di notte, ha aperto la sua porta cigolante di casa, per offrirmi il suo tetto ed il calore della sua famiglia. Un sorriso, ed un buon caffè caldo. Questa è Cuba, questa è l’Italia. Italia VS Cuba 0 – 1

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