Briciola Num. 34
Dicembre 23, 2017
23/12/2017 – 18:36 Bar Hotel Camino del principe, Remedios, Cuba
Lucio Dalla è approdato a Cuba!! Sono stato invitato dalla familia di Aleida alla Vietnam Eroico, una scuola elementare di Santa Clara dove vanno i bambini della familia. Aleida mi dice che è la festa delle maestre oggi e la madre insegna lì da tanti anni. Orde di bambini felici che ballano reggaeton in una scuola super colorata e vivace, classi immense, immense come la scuola stessa, canzoni di natale che si mischiano con quelle caraibiche e i genitori che mangiano felici alcune torte. Cazzo ridono tutti qui. Ovunque, nelle strade, nelle auto, nei bus, ovunque!! Aleida mi corre incontro e mi abbraccia, saluto anche la madre e i suoi famigliari con un bacio sulla guancia e parlo molto con il marito di sua sorella, Victor, simpaticissimo cubano, emigrato in Florida in uno dei famosi esodi degli anni ‘80. Dieci anni come autista di camion ed ora una vita ben realizzata. Lo aiuto a portare a spasso la cassa bluetooth che loro portano sempre con se quando escono, come tanti altri qui, per non essere mai privi di musica. Con la familia, ci sediamo sulle panchine del Parque Vidal, gli dico che ho delle canzoni italiane, mi chiede di ascoltarle e così divento ambasciatore della musica italiana qui a Cuba!!! E da vero cubano, cammino con la cassa ad alto volume al seguito, maglietta smanicata addosso, treccine ai capelli fatte da loro, puzzolente di sudore e bruciato dal sole! E a volume al massimo sparo Caruso, Mina, Battisti e Nel blu dipinto di blu di Modugno, l’unica che conoscono, e alle 13:00, lì in piazza, insceniamo un karaoke collettivo con la loro famiglia! Hanno amato profondamente Caruso! Non l’avevano mai sentita!! Cazzo in quel momento sono diventato davvero uno di loro! I passanti in strada roteavano sulle note anni ‘60 della nostra amata Italia! Tutti amano l’Italia qui!! Lucio Dalla è approdato a Cuba!! Mi invitano a mangiare a pranzo da loro e conosco il simpaticissimo nonno Miguel, tornato da poco nel paese dopo 22 anni in Germania, facendo l’elettricista. Nessuna storia è banale qui. Con estremo orgoglio, mi sporco una delle mie tre magliette portate qui, col sangue della testa di un enorme pesce, aiutando il nonno a mantenerla, e lui con una piccola ascia a tagliarla a metà. Mi spiega che qui il pesce è proibito per i cubani, lo ha comprato a contrabbando. Come la carne di mucca. “Perché?” gli chiedo “Porque es proibido” – “Ma porque?”, “Porque lo dice Fidel, Cuba es esta.” Con un certo senso di amarezza non so che altro rispondere.. Mi spiega che dopo la rivoluzione, è andata molto meglio sul fronte della libertà, ma i servizi, i trasporti i generi di prima necessità sono pochi, e il governo mette sempre al primo posto i turisti che i Cubani “Por que el turista trae el dinero”. Un cubano se compra una aragosta (si trova solo illegalmente) va in galera e poi al tribunale per pagare una grossa multa, il turista, può trovarla sempre nei ristoranti. Ogni famiglia cubana ha “La libreta”, un libretto per i generi alimentari che sono razionati, dove le autorità segnano quanto riso un nucleo famigliare può avere al mese e così via come altri tipi di alimenti, perché non ce né abbastanza per tutti. Ma per i turisti, si. Parliamo di politica e di altro con questo fantastico 70 enne, dalla pelle coriacea, dove percepisco l’immensa energia in lui e l’infinità di storia che può raccontare, per la sua infinita vita. Da turista quale ero i primi giorni, avevo comprato una scatola di sigari per l’Italia, gli chiedo se li fuma e risponde “Claaaro!!” e gliela porgo, come regalo da parte mia e ne condivido uno con lui. Ci spostiamo sul terrazzo di casa, per festeggiare il compleanno di una zia, salendo una fatiscente scala fatta con tondini da edilizia saldati fra loro e attraversando minuscole e pittoresche stanze dove qualcuno dei suoi infiniti cugini dormiva. Inizia la festa, balliamo raegetton e salsa, chiedo a Victor di accompagnarmi a comprare qualcosa per la casa per “sdebitarmi”, ma insiste, dice che non fa niente, insisto e compriamo un paio di bottiglie di Rum. Torniamo e la padrona di casa, la madre di Aleida, per aperitivo porta chorizo, fette di pomodoro e formaggio. Venti persone che condividono dallo stesso piatto il cibo con poche posate e con le mani. Questa è la vita cazzo.. comunità, condivisione, contaminazione, aiutarsi sempre, sempre, scambio senza remore di abbracci, bicchieri, forchette, sorrisi, case, strade, musica e fottuttissima vita!! “Mi amor si tu quiere puede ir en la casa por ducharte sin problema” “Claro”. Lo so, sembra strano, sembra a doppio fine, ma ci sembra strano perché la nostra società cazzo, è strana. Che ci ha fuso la testa ed il cuore col senso della proprietà, del possesso, dell’egoismo, della concezione che l’altro è un tuo nemico. Qui dicono sempre “Mi amor”, pure ai clienti, nei negozi, pure fra lo stesso sesso. Non facevano così solo con me. Io li ho osservati e vissuti. Io ho trovato qui una tale gentilezza, delicatezza, il romanticismo e la dolcezza insita in me, che così poco spesso, ho trovato nella società a cui appartengo.
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